mercoledì, aprile 04, 2007

Samuel Barber

L'ho scoperto tardi, troppo tardi.

E ora non riesco più a staccarmi dalla sua musica.

Ed ho capito che Ennio Morricone lo ha ascoltato molto.

E pure Jon Brion.

Questo adagio...

martedì, marzo 27, 2007

Kitano Takeshi Sassari-Venezia Fan Club

Takeshi Kitano è una passione.

Una passione nata dopo la visione di un film, cresciuta e divampata come un incendio.
E dei fan, degli ammiratori, sconvolti dopo aver visto un capolavoro, che nel 2002 decidono di andare per la prima volta al Festival del Cinema di Venezia.

Sassari-Venezia, appunto.

Percorso che ha portato, più volte, all’incontro con Takeshi Kitano.
Percorso che ha portato all’incontro di altri ammiratori, che col tempo sono diventati compagni di viaggio, quando non cari amici.

E insieme abbiamo sentito la necessità di creare uno spazio dove condividere le emozioni suscitate dalla visione delle opere di un artista geniale, capace di coniugare in maniera unica poesia, violenza, ironia, dolcezza.

Una camminata su un ponte, un campo di girasoli, una storia d’amore delicatissima e straziante, una roulette russa ed una gara di sumo sulla spiaggia, un film talmente sconclusionato da essere sublime, due ragazzi nel cortile di una scuola, due colpi di pistola che fanno tacere il mare, un viaggio on the road alla ricerca della mamma e di se stessi, un fratello sperduto in una città ostile, una corda rossa, un samurai cieco, un regista ed il suo doppio.

Grazie, Maestro.

Mario Carta

www.kitanofanclub.com

giovedì, marzo 08, 2007

My Adidas

Che non è una questione di marca.

E' una filosofia.

Avrei dovuto scriverlo io il pezzo dei Run-D.M.C. !!!

martedì, febbraio 27, 2007

Lettera a Ennio

Ciao Ennio,
perdonami se ti do del tu, ma tanto non leggerai mai questa lettera.
E allora ne approfitto...l'illusione di sentirmi un po' più vicino a te.

Che poi vicino a te lo sono da una vita. Da quando avevo 16 anni, per l'esattezza..e vidi Noodles, Max, Patsy e Cockey correre sotto un ponte...e sentii Noodles pronunciare la più bella delle "dichiarazioni d'amore" (mi piace chiamarla così)...e vidi Deborah allo specchio, e tra i sacchi di farina e le mele.
Sono stato con te negli occhi di Clint, su un dolly meraviglioso con Jill, la puttana, in una stazione sperduta nel West...e infinite altre volte.
Ieri ti hanno dato quella statuetta che più di una volta ti hanno negato.
E lo so, i premi sono importanti, sono un riconoscimento del proprio lavoro...ma quale riconoscimento più grande può esistere di milioni di persone che si emozionano, sognano, viaggiano, piangono sulle tue musiche...e poi, lo sai, persino a Kubrick lo hanno sempre negato...e a Kitano...e a Kaurismaki...eri in ottima compagnia, no?
Hai trattenuto a stento le lacrime, la voce rotta dall'emozione...proprio tu, proprio tu che in quella sala avresti potuto guardare dall'alto tutti quanti.
E mi hai spiazzato ancora una volta, quando in mezzo a tante dediche che suonavano retoriche hai dedicato tra le lacrime quel momento "a mia moglie Maria, che mi ama moltissimo...e io la amo alla stessa maniera".
Semplice e disarmante.
Come la tua musica.
Come te.

Il 10 Settembre terrai un concerto in Piazza San Marco a Venezia, due giorni dopo la fine del Festival del Cinema...dirigerai la tua orchestra...e io sarò lì.
E so fin da ora che sarà una delle esperienze più meravigliosamente devastanti della mia vita.

Il tempo non può invecchiarti.
Sembra scritto apposta per te


Grazie.

Mario



Per non impazzire non dovevi pensare che fuori c’era il mondo. Proprio dimenticarlo.
Eppure, sai, gli anni passavano, sembrava che volassero. Strano ma è così quando non fai niente.
Ma due cose non riuscivo a togliermi dalla mente: la prima era Dominic, quando prima di morire mi disse “Sono inciampato”...
e l’altra eri tu... tu che mi leggevi il Cantico dei Cantici.
Ricordi? “Oh, figlia di principe quanto son belli i tuoi piedi nei sandali…”
Sai che leggevo la Bibbia tutte le sere?...E tutte le sere pensavo a te.
“Il tuo ombelico è una coppa rotonda dove non manca mai il vino,
il tuo ventre è un mucchio di grano circondato da gigli,
le tue mammelle sono grappoli d’uva,
il tuo respiro ha il dolce sapore delle mele.”

Nessuno t’amerà mai come t’ho amato io.

C’erano momenti disperati che non ne potevo più e allora pensavo a te... e mi dicevo Deborah esiste, è là fuori...e con quello superavo tutto.
Capisci ora cosa sei per me?


C'era una volta in America, 1984

domenica, febbraio 18, 2007

nuvole




Dice il saggio: dare affetto ed energia a chi merità.

Infinita, fottuta ingenuità.

martedì, gennaio 30, 2007

neige rouge

Quando le persone (Peppino & Sandro) sono illuminate i locali si illuminano di riflesso.
E' raro, nella mia città.
Giovedì 1 Febbraio, al Giardino degli Aranci di Sassari, si potrà ascoltare questo:

-Melody of love (Joe Hisaishi) from SILENZIO SUL MARE directed by Takeshi Kitano
-Cliffside Waltz III (Joe Hisaishi) from SILENZIO SUL MARE directed by Takeshi Kitano
-Tanti anni prima (Astor Pantaleon Piazzolla)
-Per le antiche scale (Ennio Morricone) from PER LE ANTICHE SCALE directed by Mauro Bolognini
-Magnolia (Jon Brion) from MAGNOLIA directed by Paul Thomas Anderson
-Wise up (Aimee Mann) from MAGNOLIA directed by Paul Thomas Anderson
-Ballade (Joe Hisaishi) from BROTHER directed by Takeshi Kitano
-Tema d’amore (Ennio Morricone) from NUOVO CINEMA PARADISO directed by Giuseppe Tornatore
-Il valzer del Benzi (Mario Carta)
-Summer (Joe Hisaishi) from L’ESTATE DI KIKUJIRO directed by Takeshi Kitano
-The rain (Joe Hisaishi) from L’ESTATE DI KIKUJIRO directed by Takeshi Kitano
-Tango Apasionado (Astor Pantaleon Piazzola) from HAPPY TOGETHER directed by Wong Kar-wai
-Neige Rouge (Mario Carta)
-HANA-BI (Joe Hisaishi) from HANA-BI directed by Takeshi Kitano
-Ever love (Joe Hisaishi) from HANA-BI directed by Takeshi Kitano
-C’era una volta il West (Ennio Morricone) from C’ERA UNA VOLTA IL WEST directed by Sergio Leone

-Gabriel’s Oboe (Ennio Morricone) from THE MISSION directed by Roland Joffé

E' una scommessa.
E non mi piace scommettere, ma in questo caso...

venerdì, gennaio 26, 2007

Sarà capitato anche a voi...

...di ricevere una mail, in giapponese ed in inglese, dall' Office Kitano.

...di leggere che vi si ringrazia per l' apporto dato a Takeshi Kitano anche quest'anno durante il Festival di Venezia.

...di ricevere come pegno di riconoscenza un pacco nipponico con una valanga di calendari a tiratura limitata, t-shirt e agende.

Son cose belle :-)


Ma si...mantenere il segreto ora non ha più senso!
Visto che nell'agenda si fa riferimento al nuovo film di Kitano eccovi in anteprima titolo e alcune immagini :-)


Palma d'Oro!
Shhhhhhhh!

lunedì, gennaio 01, 2007

新年開けましておめでとう

Shinnen akemashite omedetou, ovvero auguri per il nuovo anno che si è aperto.
A tutti quelli che passano e passeranno da queste parti.
Per quanto mi riguarda salvo pochissime cose del 2006.
Tanti progetti, tante speranze per questo nuovo anno che si è aperto.
Non è iniziato...si è aperto.
E io mi ci butto dentro.



E la strada la vedo, ma un valzer (sempre in tema, eh...che credevate?) per indicarla più chiaramente penso sia indicato.
E per aprire le danze.
Auguri :-)

domenica, dicembre 17, 2006

Se un Dio esiste

Se un Dio esiste ha il viso di Natalie Portman.

Se un Dio esiste.

sabato, dicembre 09, 2006

S.

Un libro.
Un romanzo a fumetti.
In questo momento non sono capace di descrivere quello che ho provato leggendo S.
E non mi va nemmeno di provarci...di parlare dell'uso dei flashback, del lettering...
Shhh...silenzio.
Ho ancora la pelle d'oca.
E le lacrime.

Perfezione.
Kitano e Truffaut sono capaci di affrontare l'amore e la morte con questa delicatezza e questa profondità.
E Gipi.
Un genio.
E basta.

lunedì, novembre 20, 2006

"Oui, je suis Marie Antoinette"

Sofia Coppola è Marie Antoinette.

Terza tappa di un percorso sull' adolescenza femminile, iniziato con Il giardino delle vergini suicide e proseguito con lo splendido Lost in Translation, Marie Antoinette si pone come uno dei film più interessanti ed originali dell'anno.
Non è difficile vedere in questo percorso un filo conduttore che porta all'infanzia di Sofia, figlia di cotanto F.F.Coppola.
Solitudine, prigione dorata, peso delle responsabilità...Sofia ha vissuto tutto ciò. E cerca di affrancarvisi nel miglior modo possibile.

La Lux de Il giardino delle Vergini Suicide, la Charlotte di Lost in translation, Marie Antoinette... tutte immagini di Sofia, in altri tempi ed in altri luoghi.

Il suo merito principale è l'aver saputo tratteggiare magnificamente le gioie, le paure ed i sogni di un'adolescente catapultata a 14 anni in una prigione dorata.
Un'adolescente che si appresta a diventare Regina di Francia.

Nulla di polveroso, niente di stantio: Marie Antoinette vuole divertirsi, ha bisogno di divertirsi...il gioco delle carte, il fumo, i balli a corte ("Vi prego Maestà, non andiamo via...sono solo le 3 del mattino!")...e il rito dell' "andare a vedere l'alba", che ognuno di noi ha fatto almeno una volta a quell'età.

E poi il sesso, il sesso vissuto giocosamente: il Conte Fersen è un figo, e allora ci si guarda, si gioca, ci si seduce...e lo si immagina con aria sognante, come un poster in cui cavalca un destriero, esattamente come un'adolescente di oggi sogna davanti ad un poster di Robbie Williams.

E si indossano gioielli, si collezionano scarpe (in un' inquadratura fanno capolino delle Converse rosa, anacronismo perfettamente in accordo col tutto).
Così come la scelta di usare (fighissimi) brani di rock e pop anni '80 è un altro anacronismo per nulla forzato... l'incipit è entusiasmante anche per questo.
Classe sopraffina.

Sofia fa parte dei Gondry, dei P.T.Anderson, dei Spike Jonze, dei Wes Anderson, dei David O. Russell... gente che sta facendo quello che Scorsese & C. hanno fatto nei '70.
Esagerato? No, no...misurato!
Il tempo dirà chi ha ragione.

Se cercate la Storia andate da un altra parte.
Marie Antoinette non è il film che fa per voi.
Ma se vorrete lasciarvi trasportare da un' Autrice che usa la Storia come grimaldello per raccontare un po' di se (e di chi osserva, per chi ci si riconosce) allora siete capitati nel posto giusto.

domenica, novembre 19, 2006

My song

...a proposito di Keith Jarrett.
...a proposito di lirismo.
...a proposito di "Jarrett non suona jazz".
Fottetevi.

E Jan Garbarek ti strazia il cuore.

E il solo di Palle Danielsson in Country è fantastico.


E sembra un disco di stamattina.

Invece è del 1977.

Quando un disco può salvare una giornata andata a male. Ecco.

domenica, ottobre 01, 2006

Rainy Day Man

Io amo il folk.
Me ne sono accorto tardi.
Non l'ho mai chiamato per nome, forse perchè lo ascoltavo mascherato.


Bruce Springsteen suona il folk, e lo stempera nel rock.
James Taylor suona il folk.
Un folk con venature jazz.


Dove va James quando compone? Da dove estrae certe progressioni armoniche così particolari e così...perfette?
E quelle melodie così personali e riconoscibili?
Quali sono i percorsi che lo portano a scrivere pezzi come Caroline I see you e On the 4th of July?

Dici James Taylor e pensi a You've got a friend o Mexico.
Io preferisco rincorrerlo nelle pieghe più intime di brani come Secret O' Life, Enough to be on your way e Valentine's Day...

E un giorno di pioggia diventa ancora più piacevole.
Si si...piacevole :-)

venerdì, settembre 22, 2006

Meeting across the river

Hey, Eddie, can you lend me a few bucks
And tonight can you get us a ride
Gotta make it through the tunnel
Got a meeting with a man on the other side



Hey Eddie, this guy, he's the real thing
So if you want to come along
You gotta promise you won't say anything
'Cause this guy don't dance
And the word's been passed this is our last chance

We gotta stay cool tonight, Eddie
'Cause man, we got ourselves out on that line
And if we blow this one
They ain't gonna be looking for just me this time

And all we gotta do is hold up our end
Here stuff this in your pocket
It'll look like you're carrying a friend
And remember, just don't smile
Change your shirt, 'cause tonight we got style

Well Cherry says she's gonna walk
'Cause she found out I took her radio and hocked it
But Eddie, man, she don't understand
That two grand's practically sitting here in my pocket

And tonight's gonna be everything that I said
And when I walk through that door
I'm just gonna throw that money on the bed
She'll see this time I wasn't just talking
Then I'm gonna go out walking

Hey Eddie, can you catch us a ride?

domenica, settembre 17, 2006

"Ridateci i soldi"

Lido di Venezia, 7 settembre 2006

Capita che in una notte veneziana non riesci a dormire e allora ti svegli prestissimo.
Alle 6.00.
E sei pure incazzato perchè la notte prima non hai restituito in tempo il pass per accedere al (retro del) Casinò, e dovrai inventarti qualcosa per convincere la signorina dell'Info Point a concederti il pass anche per le giornate seguenti.
Arrivi alla zona cinema alle 8.30, ti siedi nei tavolini all'aperto e bevi un caffè.
Porti gli occhiali da sonno e speri che nessuno ti rivolga la parola perchè potresti azzannarlo alla gola.
E ti viene un'idea per stroncare un film che hai visto due giorni prima.

Il film in questione è The wicker man di Neil Labute.
Io amo Neil Labute, è un autore fantastico. I suoi due primi film, Nella società degli uomini e Amici e vicini sembrano girati da Todd Solondz. Sono cattivissimi, acidi.
E vedere, a mezzanotte in Sala Grande, 'sta robetta con Nicolas Cage mi ha veramente deluso.
The wicker man è un film inutile.
Inutile perchè non si sentiva il bisogno di fare un remake dell'originale del 1973 di Robin Hardy (che già non era un capolavoro).
Inutile perchè Neil Labute ha le capacità ed il talento per realizzare opere ben superiori.
Ed inutile perchè The wicker man è un film fondamentalmente noioso. E per un film che vuole essere un "horror che puzza di zolfo" è peccato mortale!

Incontrando Neil Labute alla fine del film non ho avuto il coraggio di dirgli nulla. Avevo la locandina di Nella società degli uomini e lui è rimasto molto sorpreso...ha esclamato "Oh My God! This is a come back!" e poi mi ha buttato un "Thank you very much" grande come una casa...come potevo dirgli "Il tuo film è uno spaccamento di palle"?
E allora mi sono rifatto a distanza di due giorni.
Dopo aver bevuto il caffè ho preso un foglio dallo stand di Ridateci i soldi e mi sono messo a scrivere.

Ridateci i soldi è una sorta di concorso che Gianni Ippoliti organizza da 10 anni alla Mostra del Cinema di Venezia.
Scopo del gioco è scrivere una stroncatura di un film visto alla Mostra, oppure "satireggiare" su qualche aspetto della Mostra stessa.
Tutti (ma tutti!) i fogli su cui viene scritta la "stroncatura" vengono appesi in alcuni muri posti vicino al Casinò ed al Palazzo del Cinema per poter essere visionati da ogni persona ciondolante per il Lido, e ad insindacabile giudizio di Ippoliti e di alcuni suoi collaboratori l'ultimo giorno della Mostra viene consegnato il premio al vincitore: una enorme coppa di legno! :-D

Beh, incredibile ma vero, appena ho consegnato ad Ippoliti il foglio con la "stroncatura" lui è impazzito e mi ha riempito di complimenti.
E sono arrivato tra i 6 finalisti (ci saranno stati un 2000 fogli appesi a quei muri) che si sono contesi la Coppa Codacons "Ridateci i soldi"! :-D
Sono cose da raccontare ai nipotini queste, ahahahah!!!

Queste sono le 6 stroncature finaliste


e questo è l'ingrandimento della mia



con il testo:

THE WICKER MAN
Dato un sistema di assi cartesiani, misuriamo sull'asse delle ascisse il tempo t (in min.) e sull'asse delle ordinate la pressione P (in atmosfere).
Dal grafico possiamo notare come, con l'avanzare del tempo (col procedere del film) la pressione P (intesa come "spaccamento di palle", S) aumenta via via, assumendo un andamento asintotico.
Possiamo allora calcolare il limite, per t che tende ad infinito, della nostra funzione f(t) (lo spaccamento di palle, appunto), la cui relazione è:

lim f(t) = K
t->∞

dove K ha un valore che varia a seconda dell'abitudine del cinefilo a vedere film che fungono da mola.
Nel caso del sottoscritto, abituato a vedere film di ogni sorta, il valore di K è elevato (10 atm.), e di conseguenza la funzione S tende ad avvicinarsi all'asintoto orizzontale (di equazione Y = K) senza incontrarlo mai.
Caro Neil Labute, ma "Nella società degli uomini" l'hai girato proprio tu?


Questa recensione, sorta di funzione matematica applicata al cinema, ha divertito tanta gente (giuro!), ma ciò non è bastato a farmi vincere la coppa!
Ogni tanto qualcuno mi chiama dicendomi che ha visto Ippoliti commentare la mia "stroncatura" su Sky Cinema.
L'anima pia che mi elargirà copia della puntata suddetta avrà la mia eterna gratitudine :-)

venerdì, settembre 15, 2006

LYNCHipit

Un piccolo antipasto da Venezia 2006.
Guardate quest'uomo, questo bellissimo uomo.
Questo Genio capace di creare l'ennesimo capolavoro.


Tremavo come una foglia.
Alla fine è bastato un suo sorriso per darmi la forza di dirgli grazie :-)

mercoledì, settembre 13, 2006

Kikujiro no natsu

Sono tornato.
Non ho voglia di scrivere di Venezia, è ancora tutto troppo intenso.
Devo lasciar decantare. Riordinare i pensieri. Almeno ci riuscissi...


Ci ho provato riguardando questo film, che finalmente oggi è uscito in DVD.
Kikujiro no natsu (L'estate di Kikujiro) è l'ottavo film di Takeshi Kitano. Mi rendo conto che parlare di capolavoro per (quasi) ogni film di Kitano possa risultare eccessivo, ma lo è solo per chi non conosce il suo cinema.
Kitano prende una storia classica come il viaggio on the road e la trasforma, la filtra, regalando agli occhi, al cervello ed allo stomaco un' opera dolcissima e malinconica.
Beat Takeshi interpreta un fallito, un perdigiorno che sta a ciondolare tra i locali a luci rosse e le scommesse, un derelitto che ha preso e che continua a prendere calci in bocca dalla vita.
Un giorno accetta controvoglia di accompagnare il piccolo Masao alla ricerca della mamma che non ha mai conosciuto. Forse per guadagnare qualche soldo, forse perchè tanto non ha nulla da fare.
E questa persona burbera, egoista, senza dignità (si veda la scena in cui prende i soldi del bambino per giocarli alle corse) col passare delle ore e dei giorni si affeziona sempre più al bambino, lo coccola, lo culla, perchè si riconosce in lui.
"Io e te siamo proprio uguali", sussurra Kitano a Masao dopo aver atteso invano per giorni un autobus in una fermata sperduta nel nulla.
E un istante prima di suonare al campanello della casa della madre quel sorriso amaro - "Va a finire che me la sposo...e tu diventeresti mio figlioccio...e dovrai chiamarmi papà...dai, prova a dirlo...papà..."- è una lama nel cuore.
Un uomo solo e sconfitto, che desidera tante cose ma che non le ha...e probabilmente non le potrà avere mai.
E la vita è crudele, la mamma di Masao si è fatta un'altra famiglia. Masao la vede da lontano, si nasconde, Kitano lo consola a suo modo: "Quella non è tua madre...tua madre deve aver cambiato casa..."
Non riesce nemmeno a fingere. Non ci crede lui, non ci crede Masao.

Sulla spiaggia il cielo è dello stesso colore del mare. "Andiamo via, dai...andiamo", si prendono per mano, si guardano negli occhi, si riconoscono.
Sono uguali. Ugualmente infelici. Ugualmente soli.
Da questo momento il viaggio si trasforma.
"Solo per il bambino", la combriccola squinternata che si forma via via è tutta tesa a far giocare Masao, a cercare di suturare la profonda ferita della visione dellla madre con un'altra famiglia...con un inserto splendido: Kitano, in una delle scene più belle del film, va a trovare la madre all'ospizio ma non ha il coraggio (la forza?) di andare a salutarla, il tutto commentato da un Joe Hisaishi in stato di grazia.

Ci sono echi chapliniani in questo film, e l'accostamento non è per nulla azzardato.
La vita è difficile e a volte fa paura. Kitano non fa sconti nemmeno a Masao: la scena del pedofilo è terrificante, pur se stemperata nel finale, e gli incubi notturni del bambino lo mostrano molto chiaramente.
E allora il rifugio è nel giuoco, o in una notte limpida e stellata.

Il film è suddiviso in capitoli: capitoli dell'album di Masao, "Cosa ho fatto l'estate scorsa", ed il tempo è scandito dal modo in cui vede ciò che sta vivendo, anche se si ha la fortissima impressione che Masao capisca perfettamente tutto ciò che accade ma che non abbia la forza, a 8 anni, di accettarlo. E allora il pestaggio di Kitano diventa "Il signore è caduto dalle scale", il pedofilo diventa "L'uomo cattivo"...
Nell'estate di Masao non ci sono nomi propri: Kitano è chiamato semplicemente "signore", e gli altri personaggi bizzarri incontrati nel viaggio sono il "signor pelato", il "signor ciccione" e il "signor poeta". Personaggi senza nome di un viaggio che è diventato senza meta.

E il viaggio, l'estate che doveva essere del piccolo Masao si trasforma nell'estate di Kikujiro/Kitano...nel bellissimo, straziante finale in cui Masao chiede al "signore" il suo nome ("Signore, ma tu come ti chiami?") dopo una settimana passata insieme, subito dopo che Kitano mente per l'ennesima volta dicendo che lo accompagnerà ancora a cercare sua madre.
Kikujiro mente a Masao, Masao mente a Kikujiro. Ed entrambi mentono a loro stessi.
Entrambi sanno che non si vedranno più.
Entrambi sanno che la mamma di Masao è andata via per sempre.
E il volto monolitico, pietrificato, impassibile di Kitano quando le ali dello zaino di Masao lo portano via è devastante.

Un viaggio, una parentesi. Cercare di stare il più possibile all'interno, perchè al di fuori c'è il nulla.
Senza speranza.

mercoledì, agosto 30, 2006

N° 5

E alla fine, contro tutto e tutti, si parte.
Domani alle 10.15 sarò a Venezia. Rientro previsto il 10 settembre.
Sono due in particolare le perle da visionare: Inland Empire di David Lynch e Hey Yanquan (I don't want to sleep alone) di Tsai Ming-Liang.
Più chicche sparse come i film di Kiyoshi Kurosawa, Neil Labute, Satoshi Kon, Shinji Aoyama, Katsuhiro Otomo, Manoel De Oliveira, Alain Resnais...
Meno divi, più film.
Ottimo.

Matane

UPDATE

C.V.D.
Mi sembra di essere finito in un film girato ad Haiti, con sangue, zampe di gallina e riti vodoo.
Alle 19.00 mi è arrivato un sms (!!!) dalla Alpi Eagles: "Il suo volo Olbia-Venezia delle 9.05 è stato annullato. Nuova prenotazione alle 22.20. Saluti."
Chiamo l'agenzia di viaggi e mi dicono che devo prendere l'aereo alle 22.20 di oggi, non di domani. E io non ho fatto ancora la valigia. Fortuna che si erano sbagliati, ed in effetti il volo è domani.
Ce la farò?

martedì, agosto 22, 2006

Aguirre furore di Dio

Questo è un film malato.

Oggi non si potrebbe mai girare un film così, e a pensarci bene non si sarebbe potuto girare nemmeno allora.
Solo che Herzog è pazzo.
Almeno quanto Kinski.
Almeno.

Ho sentito la nebbia sulla faccia, ho sentito l'odore della palude, ho respirato l'aria malsana delle piante amazzoniche, ho sentito gli occhi di Kinski sotto la pelle.
Il modo in cui si muove verso la camera e se ne allontana ti rimane impresso per giorni. Un freak squilibrato.
Il colore viola della maglia sotto l'armatura che stride con il placido verde della foresta amazzonica è presagio di morte. Che non tarda ad arrivare.
Herzog e Kinski hanno creato un personaggio indimenticabile.

Kinski è pazzo.
Werner Herzog lo è di più.
Di quella pazzia che sconfina nel Genio.

venerdì, agosto 18, 2006

Everybody's gotta learn sometime

Change your heart, look around you
Change your heart, it will astound you
I need your loving like the sunshine
And everybody's gotta learn sometime
Everybody's gotta learn sometime
Everybody's gotta learn sometime

Change your heart, look around you
Change your heart, it will astound you
I need your loving like the sunshine
And everybody's gotta learn sometime
Everybody's gotta learn sometime
Everybody's gotta learn sometime

I need your loving like the sunshine
And everybody's gotta learn sometime
Everybody's gotta learn sometime
Everybody's gotta learn sometime...